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Abram Terz

Andrej Donatovič Sinjavskij, in russo: Андрей Донатович Синявский (Mosca, 8 ottobre 1925 – Parigi, 25 febbraio 1997), è stato uno scrittore e critico letterario sovietico. Prigioniero politico per lunghi anni, sopravvisse all’esperienza dei gulag.

Fonte: Wikipedia

  • La gelata

    Anche per questo romanzo breve (e per i racconti che seguono) la trafila è stata la solita: scritto per il cassetto in Unione Sovietica, ha raggiunto, non si sa come, Varsavia e poi di lì è uscito a Parigi, per i tipi di Cultura, la rivista che rappresenta la corrente socialista dell’emigrazione polacca. Brani del libro sono subito apparsi su Encounter, Tempo presente e Monat; presentatore asciutto e tempestivo per l’Italia: Gustav Herling. Le Silerchie han pubblicato il suo primo racconto (’59), Entra la corte, e Tempo presente nell’ottobre dello stesso anno un saggio che lasciò canditi molti specialisti di letteratura russa, Che cos’è il realismo socialista.

    “Io speso in un’arta fantasmagorica, con ipotesi al posto dello scopo, in cui il grottesco sostituisca la descrizione realistica della quotidiana”. Tra questa dichiarazione di voto e la tecnica della Gelata, vi è, chi lo può negare, una coerenza. ” Il gallo cedrone rotolò giù dalla betulla come se lo avessero tirato per uno spago. Abbassai il grilletto e vidi che se ne stava appollaiato sul ramo, splendido gallo nero, e guardava Diana. Scendemmo da cavallo e galoppammo. In bocca al lupo, agitava la manina Katia, con la vestaglia rosa dal terrazzo. Balzando in sella, corsi giù per gli scalini e infilai gli stivali. E’ l’ora di alzarsi, padrone, fra poco è l’alba, mi urla all’orecchio Nikifor”.

    Dovrebbe suonare così: è l’ora di alzarsi padrone, mi urlò all’orecchio Nikifor. Infilai gli stivali, corsi giù per gli scalini, balzai in sella, e via fino al gallo cedrone che cade dall’albero. Ma oltre al dato sicuro che Terz perseguita il realismo, di lui in fondo non si sa nulla. Tanto che Viaceslav Zavaliscin su Nuvole Russkoie Slovo può scrivere che i sentimenti e le vicende di Abram Terz non riescono a evadere dai limiti del decennio fatale 1929-1939. Il letterato russo che si. vela sotto il nom del plume di Terz discende a piombo dal lavoratorio degli scrittori immaginiate dei nicevò, Ivanov, Marienhof, Erdberg, Scerescevic, Grabar; per Terz si è fatto, figurarsi, accenno a Babel, e Paolo Milano su L’Espresso del 14-1-1962 chiama in causa Gogol, Dostojevski e Bely. La critica interroga le grandi ombre e prende tempo, ancora incerta se il quadro neurotico e inaspettato dell’Unione Sovietica proposto da questo anonimo le consenta di stimare lo scrittore, in arte Abram Terz, il più grande tra i narratori russi d’oggi. Per ora, lui, più di Victor Nekrasov, può intendere le parole di Pasolini: “L’epoca staliniana è stata una vera e propria tragedia per tutti noi… Quindi quello di cui noi sentiamo bisogno da parte degli scrittori sovietici, è che essi producano un’opera veramente tragica, dolorosa, persino crudele, se necessario”.

    Editore: Rizzoli

    Traduttore: Maria Olsoufieva

    Autore: Andrei Donatowitsch Sinjawski