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  • “Soltanto una parola” (taccuino di un parroco di città)

    Taccuino di un parroco che viene trasferito, dopo anni, da una parocchia di campagna ad una di città, in un quartiere ricco e agiato, dove dominano indifferenza e aridità spirituale.
    All’iniziale entusiasmo per essere riuscito a suscitare coinvolgimento in buona parte dei nuovi fedeli verso i valori della fede e della solidarietà, si sostituisce, nel sacerdote, la delusione e la tristezza nel constatare che, a pochi anni di distanza, la comunità si è disgregata a causa di frequenti incomprensioni e dissidi, di cui si sente in parte responsabile per una presunta inadeguatezza al proprio ruolo.
    Ciò impone al sacerdote delle riflessioni sugli avvenimenti trascorsi e delle considerazioni più profonde sul ruolo della Chiesa, in generale, e sulla missione della parrocchia, in particolare.
    Si riscopre, alla fine, la funzione della preghiera, della carità e dell’apertura verso gli ultimi e verso gli esclusi, gli unici fattori che possono ridefinire la Parrocchia non più e non solo come “comunità autoreferenziale”, chiusa in un proprio benessere, e come “centro di servizi” o di “amministrazione di sacramenti”, ma quale luogo privilegiato per scoprire e incontrare l’amore per i fratelli.

  • 1934

    Lucio, un giovane intellettuale antifascista per indole e per scelta, arriva a Capri in una giornata già estiva del giugno 1934 dibattendo in se stesso la dimensione esistenziale della disperazione e della necessità, per vivere, di “stabilizzarla”. L’incontro casuale con una donna tedesca, Beate, lo aiuterà a superare l’immobilismo della sua condizione, a chiarire i suoi desideri e a operare una consapevole scelta di campo. In esemplare equilibrio tra cornice storica e vicende individuali, “1934” è certamente un’opera che cattura l’interesse del lettore e rimane impressa nella coscienza.

  • 1984

    È il 1984 e a Londra, “vasta e rovinosa, una città di un milione di pattumiere”, l’ordine è mantenuto da una psicopolizia che interviene alla minima situazione di dissenso e le case sono provviste per legge di televisori-telecamere. Sono strumenti per controllare le vite dei cittadini, e di essi si serve il Partito, sistema di governo al cui vertice si trova Big Brother, misteriosa figura che nessuno ha mai visto di persona, sebbene le sue immagini campeggino su ogni muro per ricordare agli abitanti che sono osservati. In questo scenario si muove Winston Smith, oscuro funzionario di basso livello del Partito, impiegato al Ministero della Verità con il compito di riscrivere la storia per allinearla all’attuale pensiero politico. Ma la sua propensione per una condotta morale e un certo interesse per la verità lo porteranno su una strada che, se scoperta, verrebbe considerata “ribelle”. Sono questi gli ingredienti di un capolavoro in cui Orwell mette in guardia il lettore dalle derive e dalle assurdità dei totalitarismi – con il loro disprezzo per la vita umana, l’uso della violenza fine a se stessa, il culto del leader elevato a divinità. Soprattutto, nello stigmatizzare l’ansia collettiva di cancellare i legami con il passato e il processo di impoverimento che svuota il linguaggio di ogni significato, affonda il dito nelle piaghe che affliggono la nostra contemporaneità.

  • A quale tribù appartieni?

    “Questo libro – scriveva Moravia – è stato scritto nel modo seguente: viaggiando in Africa per svago e desiderio di estraneamento, senza fare inchieste né ricerche né nulla di tutto ciò che, quando si ha intenzione di scrivere su un viaggio, si fa “apposta”. In Africa ho voluto portare soltanto me stesso, così com’ero, con la cultura e l’informazione di cui già disponevo e niente di più. Se ho letto dei libri sull’Africa l’ho fatto per curiosità, non per crearmi una competenza, d’altronde impossibile. Insomma si tratta di un libro di impressioni; cioè della storia di una felice e invaghita disponibilità.”

  • Acciaio

    Nei casermoni di via Stalingrado a Piombino avere quattordici anni è difficile. E se tuo padre è un buono a nulla o si spezza la schiena nelle acciaierie che danno pane e disperazione a mezza città, il massimo che puoi desiderare è una serata al pattinodromo, o avere un fratello che comandi il branco, o trovare il tuo nome scritto su una panchina. Lo sanno bene Anna e Francesca, amiche inseparabili che tra quelle case popolari si sono trovate e scelte. Quando il corpo adolescente inizia a cambiare, a esplodere sotto i vestiti, in un posto così non hai alternative: o ti nascondi e resti tagliata fuori, oppure sbatti in faccia agli altri la tua bellezza, la usi con violenza e speri che ti aiuti a essere qualcuno. Loro ci provano, convinte che per sopravvivere basti lottare, ma la vita è feroce e non si piega, scorre immobile senza vie d’uscita. Poi un giorno arriva l’amore, però arriva male, le poche certezze vanno in frantumi e anche l’amicizia invincibile tra Anna e Francesca si incrina, sanguina, comincia a far male. Silvia Avallone racconta un’Italia in cerca d’identità e di voce, apre uno squarcio su un’inedita periferia operaia nel tempo in cui, si dice, la classe operaia non esiste più.

  • Addio alle armi

    Guerra, amore e morte, temi fondamentali della narrativa di Hemingway, si intrecciano in questo romanzo tra i più celebri e amati della letteratura di ogni tempo. Ispirato all’esperienza dello scrittore sul fronte italiano nella Prima guerra mondiale, Addio alle armi narra la diserzione di un giovane ufficiale americano durante la ritirata di Caporetto e la sua indimenticabile storia d’amore con una crocerossina. La viva percezione sia dell’incanto sia dell’estrema precarietà dell’esistenza, insieme al sentimento di rivolta contro il sangue versato ingiustamente, dà voce a una vibrata condanna della disumanità della guerra.

  • Alice in gabbia

    La vita di Alice è apparentemente perfetta: 28 anni, un lavoro a tempo indeterminato e un fidanzato che ama, ricambiata. Non le resta che cercare casa e fare dei figli, guadagnandosi il paradiso terrestre di una vita normale. Eppure di perfetto non c’è nulla.

    Il surreale sarcasmo di Alice fa scoprire al lettore situazioni che suo malgrado conosce fin troppo bene, nascoste dietro la maschera della normalità di un’ordinaria giornata in ufficio. Il badge che scandisce malignamente il tempo. La routine del ritmo aziendale che diventa ossessione. Le manie degli impiegati, a un passo dalla psicosi. La sindrome antisociale dell’open-space. Le figure clownesche dei capufficio, tronfi della loro incompetenza. I giorni che invece di allargarsi in un presente vivo si spengono con monotonia uno sull’altro. Le pause – caffè, sigaretta – sono le uniche boccate di sollievo.

    Finché Alice non scopre la pausa-papera! Osservando da dietro la recinzione dell’azienda i pennuti che vivono liberi nel loro stagno, ad A

  • All’ombra delle fanciulle in fiore

    All’ombra delle fanciulle in fiore è il secondo volume dell’opera di Marcel Proust Alla ricerca del tempo perduto. Il romanzo venne pubblicato solo nel 1918 dall’editore Gallimard, sei anni dopo il primo volume dell’opera, a causa dello scoppio della Prima guerra mondiale.

  • Altro nulla da segnalare

    «Occhipinti, insonne, insisteva nell’ordinare champagne: le ho portato in sostituzione dello stesso dell’acqua, ma ha dimostrato, rovesciandomela in testa, di non gradirla. Tutti gli altri signori ospiti hanno dormito, tranne la signora Agosta, che continua ad andare al gabinetto e spacca tutto. Altro nulla da segnalare». «Altro nulla da segnalare» è la formula di rito con cui, nei primi anni Ottanta, si chiudevano i rapportini quotidiani degli infermieri del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’Ospedale Mauriziano di Torino, uno dei primissimi esperimenti di «reparto aperto» subito dopo la promulgazione della Legge 180. Chi finiva il turno riferiva con semplicità a chi lo iniziava quanto era avvenuto nelle ore precedenti: cose ordinarie e straordinarie. Episodi comici, tragici, feroci. In quelle note «c’era un’umanità che raccontava un’altra umanità, con benevolenza e un sincero sforzo di comprensione. Spesso erano entrambe umanità dolenti». Partendo proprio dai rapportini, e dai racconti fatti all’autrice dallo psichiatra del reparto Luciano Sorrentino – che un giorno è andato a casa sua affidandole uno scatolone pieno di tutte le carte che aveva accumulato negli anni -, Francesca Valente ha dato vita a un testo senza paragoni, dove il confine tra documento e scrittura letteraria è sempre mobile e indefinibile. A ogni pagina si avverte che la sua penna cerca qualcosa, mentre insegue le storie di pazienti, medici, infermieri, a partire dalle tracce a disposizione. Qualcosa che miracolosamente trova e ci mette davanti agli occhi. «Perché le tante persone passate per i repartini hanno lasciato minuscoli frammenti: il resto è in un cono d’ombra. E perché ognuna di queste storie è una possibile versione di qualcosa che è accaduto realmente, una fotografia ricomposta di una vicenda individuale e collettiva».

     

  • America

    Dietro la vicenda di Karl Rossmann – un sedicenne mandato dai genitori in America perché dimentichi la donna di bassa estrazione sociale che ha messo incinta – il romanzo nasconde i temi centrali della problematica kafkiana: la metamorfosi come distacco, la colpa senza colpa, l’esperienza frustrante dei rapporti interpersonali assoggettati all’arbitrio e alla prevaricazione dei potenti e sempre sfuggenti nelle loro ambigue motivazioni. Ma è l’assenza di angoscia e di solitudine che colpisce: il romanzo è come una parentesi tra le “allucinazioni” delle altre opere di Kafka, e lascia intravedere una sorta di utopia in cui ognuno potrà finalmente, attraverso un lavoro divenuto gioco, realizzare se stesso. Introduzione di Ferruccio Masini. Prefazione di Guido Massino.

  • Anima amante

    “Il mio romanzo segreto”. Così l’autore ha definito queste “pagine che si ispirano a mie segrete verità, e di cui ho amato essere a lungo furtivo compagno e complice, anche perché hanno fatto emergere una mia immagine completa di narratore, ponendo in primo piano la vena ironica, beffarda, e quella festosità dell’allegria, che mai avevo manifestato con tanta decisione nella scrittura.”

    Anima amante fa risuonare una risata grottesca, rabelaisiana negli amari labirinti del mondo d’oggi, rivelandoci, con l’umanità di cui è capace un grande scrittore, che l’allegria e l’intelligenza beffarda, appunto, possono essere usati come mezzi morali contro la caduta di ogni morale, e che la tenerezza va intesa come “sentimento da giganti” in una società che più non la conosce.

    Chi racconta è un artista che, dopo aver dato tutto se stesso per interpretare la realtà, decide di tagliare i ponti con un mondo che reputa indegno. Così si isola avendo la sola compagnia di tre amici, Giorgio, Leo e Raf: spiriti affini, stravaganti, a tratti irresistibilmente divertenti; invenzioni narrative di cui l’autore si delizia, nel loro essere simboli sia della tenerezza delusa, sia dell’arte di deridere i corrotti e i corruttori. L’artista si proietta all’interno di sé per recuperare la purezza originaria delle prime emozioni di adolescente. Ma sono proprio queste emozioni ritrovate a catapultarlo di nuovo in una sconvolgente, dolcissima avventura, per risolvere un enigma che è una ferita bruciante, mai chiusa. Che fine ha fatto Giannina, che fu idolo e incarnazione della sua adolescenza? Il rapporto con lei. cessò traumaticamente, quando Giannina cadde vittima di quei criminali che, pur di sfruttare un corpo femminile, non esitano a far scempio dell’innocenza. Misteriose lettere con richieste di aiuto giungono da questa creatura, che riemerge dopo anni di silenzio. Si scopre con quale crudeltà è stato prostituito e annientato quello che fu lo splendore interiore e carnale di Giannina, e si scopre anche che il suo dramma non si è concluso; la sua stessa sorte, infatti, sta subendo la figlia, figura speculare e attualizzata della madre: altro personaggio esemplare di femminilità nella bufera, costruito dai mercanti del sesso come oggetto di culto per una società che si esalta nell’idolatria del corpo. Salvare la figlia significa, anche, restituire alla vita Giannina. L’artista dichiara lotta aperta, insieme agli amici. E i nostri eroi si scatenano in un fuoco d’artificio di colpi di scena che sono altrettanti colpi fatali per gli avversari: indagano, smascherano e puniscono i colpevoli.

    Il lettore segue, ora toccato, ora divertito, imprese che rimandano a un universo ariostesco e ai suoi cantori, verso i quali l’autore conserva una sorridente devozione, consapevole che è da quella radice che nasce la sua narrativa. E alla fine, l'”anima amante” restituita a due donne è anche un segno di grazia che si porta dentro ciascuno di noi.

    Con questo ilare e struggente affresco, infatti, si dovrà confrontare chiunque crede ancora che non tutte le luci della speranza, della solidarietà e dell’ottimismo, si sono spente nella scena che ci circonda.

  • Anna e la sua orchestra

    Anna è una vivace ragazzina ebrea che adora suonare il violino. Sono i primi anni del Novecento e Anna e i suoi familiari, a causa di un odio razziale crescente, devono fuggire dal villaggio della Russia zarista in cui sono nati e vissuti. Ha così inizio una peregrinazione che porterà la giovane e la sua famiglia in diverse città: Odessa, Istanbul, Budapest e infine Vienna, qui la protagonista inizierà a guadagnarsi la vita suonando nei locali con la sua orchestra. Ultima tappa del viaggio è Parigi, dove Anna troverà l’amore e si sentirà finalmente a casa. Il romanzo termina nel 1913. È però possibile conoscere ciò che accadrà alla protagonista e ai suoi discendenti leggendo Un sacchetto di biglie.
  • Anna Karenina

    Giudicato da Dostoevskij n’opera di assoluta perfezione, il romanzo Anna Karenina è anche uno dei più popolari di Tolstoj. La storia della tragica passione di Anna, giovane signora della buona società russa sposata senza amore con un alto funzionario che abbandona il marito e il figlio per Vronskij, un ufficiale brillante ma vuoto e frivolo e che, travolta dal rimorso, si dà infine la morte, ha avvinto e commosso i lettori fin dal suo primo apparire, nel 1877.

    Terminato il grandioso affresco storico di Guerra e pace, Tolstoj si misura con la società contemporanea – il dorato ma chiuso e superficiale mondo aristocratico di Mosca e Pietroburgo – e ne dà una rappresentazione di grande vivezza e straordinaria profondità psicologica. Alla vicenda centrale di Anna Karenina e Vronskij si intreccia e si contrappone, come in uno specchio, quella dell’amore felice di Kitti e Levi, nel quale Tolstoj ha messo tanta parte di se stesso.

    3 volumi

  • Anni beati

    Claudio, dopo una serata passata al cinema con un amico, si invaghisce della bella Simona. Dopo avere avuto la possibilità di rincontrarla, riesce a conoscere la famiglia e scopre che il padre Riccardo è il proprietario di un’azienda produttrice di radio e fonografi, la Fono Villani.

    Da subito Claudio si invaghisce di Paola, la sorella maggiore di Simona e promessa sposa di Alessandro. Dopo un primo periodo di apprendistato, Claudio viene posto come un dirigente dell’azienda di famiglia, il cui nome è cambiato in Erz, come proposto dallo stesso Claudio. Claudio e Simona si sposano, ma Claudio rimane innamorato di Paola. Dopo qualche mese di matrimonio Paola ha un bambino, Valerio. Successivamente Alessandro muore in un incidente stradale. Dopo la morte di Alessandro, Paola stanca di essere mantenuta dal suocero, decide di tornare a lavorare per l’azienda del padre, lasciando a Claudio il sogno di un amore proibito.

  • Another Life

    Nick and Anna work the same summer job at their local cinema. Anna is mysterious, beautiful, and from a very different world to Nick. She’s grown up preparing for the end of days, in a tightly-controlled existence where Christmas, getting drunk and sex before marriage are all off-limits. So when Nick comes into her life, Anna falls passionately in love. Their shared world burns with poetry and music, cigarettes and conversation – hints of the people they hope to become. But Anna, on the cusp of adulthood, is afraid to give up everything she’s ever believed in, and everyone she’s ever loved. She walks away, and Nick doesn’t stop her. Years later, a tragedy draws Anna back into Nick’s life. But rekindling their relationship leaves Anna and Nick facing a terrible choice between a love that’s endured decades, and the promises they’ve made to others along the way.

  • Aracoeli

    Manuele, quarantenne fallito e omosessuale infelice, rimpiange l’infanzia paradisiaca vissuta in simbiosi con la madre Aracoeli, una selvaggia ragazza andalusa sposata a un ufficiale della marina italiana. Il rapporto tra madre e figlio, tema favorito nell’opera di Elsa Morante da L’isola di Arturo a Lo scialle andaluso a La storia, è qui ripreso con maggiore strazio. Per Manuele la fine dell’infanzia si configura come una cacciata senza colpa dall’Eden e il suo ricordo è prigione e sventura, poiché la madre, colpita da morbo misterioso, è morta oltraggiando gli affetti famigliari con una furia demenziale e lussuriosa.
    A distanza di anni, Manuele parte per l’Andalusia, alla scoperta del luogo natale di Aracoeli e del “segreto” della propria nascita. Il tema archetipo della fusione tra madre e figlio si sviluppa attraverso la struttura del viaggio di iniziazione, viaggio in un’epoca e in uno spazio storicamente connotati e al tempo stesso immersione nel buio dell’inconscio alla ricerca di una verità.
    Aracoeli è l’ultimo, e più misterioso, romanzo di Elsa Morante.