Showing 1–20 of 163 results

  • 1934

    Lucio, un giovane intellettuale antifascista per indole e per scelta, arriva a Capri in una giornata già estiva del giugno 1934 dibattendo in se stesso la dimensione esistenziale della disperazione e della necessità, per vivere, di “stabilizzarla”. L’incontro casuale con una donna tedesca, Beate, lo aiuterà a superare l’immobilismo della sua condizione, a chiarire i suoi desideri e a operare una consapevole scelta di campo. In esemplare equilibrio tra cornice storica e vicende individuali, “1934” è certamente un’opera che cattura l’interesse del lettore e rimane impressa nella coscienza.

  • A quale tribù appartieni?

    “Questo libro – scriveva Moravia – è stato scritto nel modo seguente: viaggiando in Africa per svago e desiderio di estraneamento, senza fare inchieste né ricerche né nulla di tutto ciò che, quando si ha intenzione di scrivere su un viaggio, si fa “apposta”. In Africa ho voluto portare soltanto me stesso, così com’ero, con la cultura e l’informazione di cui già disponevo e niente di più. Se ho letto dei libri sull’Africa l’ho fatto per curiosità, non per crearmi una competenza, d’altronde impossibile. Insomma si tratta di un libro di impressioni; cioè della storia di una felice e invaghita disponibilità.”

  • Anima amante

    “Il mio romanzo segreto”. Così l’autore ha definito queste “pagine che si ispirano a mie segrete verità, e di cui ho amato essere a lungo furtivo compagno e complice, anche perché hanno fatto emergere una mia immagine completa di narratore, ponendo in primo piano la vena ironica, beffarda, e quella festosità dell’allegria, che mai avevo manifestato con tanta decisione nella scrittura.”

    Anima amante fa risuonare una risata grottesca, rabelaisiana negli amari labirinti del mondo d’oggi, rivelandoci, con l’umanità di cui è capace un grande scrittore, che l’allegria e l’intelligenza beffarda, appunto, possono essere usati come mezzi morali contro la caduta di ogni morale, e che la tenerezza va intesa come “sentimento da giganti” in una società che più non la conosce.

    Chi racconta è un artista che, dopo aver dato tutto se stesso per interpretare la realtà, decide di tagliare i ponti con un mondo che reputa indegno. Così si isola avendo la sola compagnia di tre amici, Giorgio, Leo e Raf: spiriti affini, stravaganti, a tratti irresistibilmente divertenti; invenzioni narrative di cui l’autore si delizia, nel loro essere simboli sia della tenerezza delusa, sia dell’arte di deridere i corrotti e i corruttori. L’artista si proietta all’interno di sé per recuperare la purezza originaria delle prime emozioni di adolescente. Ma sono proprio queste emozioni ritrovate a catapultarlo di nuovo in una sconvolgente, dolcissima avventura, per risolvere un enigma che è una ferita bruciante, mai chiusa. Che fine ha fatto Giannina, che fu idolo e incarnazione della sua adolescenza? Il rapporto con lei. cessò traumaticamente, quando Giannina cadde vittima di quei criminali che, pur di sfruttare un corpo femminile, non esitano a far scempio dell’innocenza. Misteriose lettere con richieste di aiuto giungono da questa creatura, che riemerge dopo anni di silenzio. Si scopre con quale crudeltà è stato prostituito e annientato quello che fu lo splendore interiore e carnale di Giannina, e si scopre anche che il suo dramma non si è concluso; la sua stessa sorte, infatti, sta subendo la figlia, figura speculare e attualizzata della madre: altro personaggio esemplare di femminilità nella bufera, costruito dai mercanti del sesso come oggetto di culto per una società che si esalta nell’idolatria del corpo. Salvare la figlia significa, anche, restituire alla vita Giannina. L’artista dichiara lotta aperta, insieme agli amici. E i nostri eroi si scatenano in un fuoco d’artificio di colpi di scena che sono altrettanti colpi fatali per gli avversari: indagano, smascherano e puniscono i colpevoli.

    Il lettore segue, ora toccato, ora divertito, imprese che rimandano a un universo ariostesco e ai suoi cantori, verso i quali l’autore conserva una sorridente devozione, consapevole che è da quella radice che nasce la sua narrativa. E alla fine, l'”anima amante” restituita a due donne è anche un segno di grazia che si porta dentro ciascuno di noi.

    Con questo ilare e struggente affresco, infatti, si dovrà confrontare chiunque crede ancora che non tutte le luci della speranza, della solidarietà e dell’ottimismo, si sono spente nella scena che ci circonda.

  • Anni beati

    Claudio, dopo una serata passata al cinema con un amico, si invaghisce della bella Simona. Dopo avere avuto la possibilità di rincontrarla, riesce a conoscere la famiglia e scopre che il padre Riccardo è il proprietario di un’azienda produttrice di radio e fonografi, la Fono Villani.

    Da subito Claudio si invaghisce di Paola, la sorella maggiore di Simona e promessa sposa di Alessandro. Dopo un primo periodo di apprendistato, Claudio viene posto come un dirigente dell’azienda di famiglia, il cui nome è cambiato in Erz, come proposto dallo stesso Claudio. Claudio e Simona si sposano, ma Claudio rimane innamorato di Paola. Dopo qualche mese di matrimonio Paola ha un bambino, Valerio. Successivamente Alessandro muore in un incidente stradale. Dopo la morte di Alessandro, Paola stanca di essere mantenuta dal suocero, decide di tornare a lavorare per l’azienda del padre, lasciando a Claudio il sogno di un amore proibito.

  • Aracoeli

    Manuele, quarantenne fallito e omosessuale infelice, rimpiange l’infanzia paradisiaca vissuta in simbiosi con la madre Aracoeli, una selvaggia ragazza andalusa sposata a un ufficiale della marina italiana. Il rapporto tra madre e figlio, tema favorito nell’opera di Elsa Morante da L’isola di Arturo a Lo scialle andaluso a La storia, è qui ripreso con maggiore strazio. Per Manuele la fine dell’infanzia si configura come una cacciata senza colpa dall’Eden e il suo ricordo è prigione e sventura, poiché la madre, colpita da morbo misterioso, è morta oltraggiando gli affetti famigliari con una furia demenziale e lussuriosa.
    A distanza di anni, Manuele parte per l’Andalusia, alla scoperta del luogo natale di Aracoeli e del “segreto” della propria nascita. Il tema archetipo della fusione tra madre e figlio si sviluppa attraverso la struttura del viaggio di iniziazione, viaggio in un’epoca e in uno spazio storicamente connotati e al tempo stesso immersione nel buio dell’inconscio alla ricerca di una verità.
    Aracoeli è l’ultimo, e più misterioso, romanzo di Elsa Morante.

  • Autobiografia del blu di Prussia

    «Se in un quadro i cattivi umori del pittore, le sue torbide malinconie, i suoi errori, le sue sfrenate ambizioni condensano e s’esprimono, state certi che là, in quel punto, troverete la mia ombra, l’ombra del Blu». Flaiano scrive i testi – racconti, apologhi, stralci di cronaca, epigrammi – che formano questa composita raccolta con la stessa livida cromia, e li tramuta in autobiografia indiretta. Descrive luoghi dell’Abruzzo natio in cui la desolazione è profondamente radicata e figure che, su quei fondali, paiono inesorabilmente votate all’autodistruzione: come l’intellettuale romantico e decadente che sospende un’assunzione fatale di veronal solo per la momentanea fioritura di una rosa, o il giovane, ultimo di sei fratelli, cui la famiglia non perde occasione di rinfacciare il suo status di indesiderato, di nato «a tavola sparecchiata». E quando, nel più lungo di questi racconti, Flaiano rievoca la vicenda di uno zio prete, don Oreste, la narrazione affonda ancor più tra quelle rocce scarne, dove «i cattivi umori della terra cristallizzano» e generano quel blu di Prussia «velenoso, sordido, intelligente e pieno di rancori sociali». Ma sarebbe strano se questo brulichio di volti ignoti e misconosciuti non celasse fisionomie storiche: le troviamo nella luce autunnale di una Roma così toccata dalla grazia da far dire a Vincenzo Cardarelli, appena uscito dal cinema, che «con un cielo simile si può rinviare un suicidio».

  • Baudolino

    In quella zona del basso Piemonte dove, anni dopo, sorgerà Alessandria, Baudolino, un piccolo contadino fantasioso e bugiardo, conquista Federico Barbarossa e ne diventa figlio adottivo. Baudolino affabula e inventa ma, quasi per miracolo, tutto quello che immagina, produce Storia. Così, tra le altre cose, costruisce la mitica lettera del Prete Gianni, che prometteva all’Occidente un regno favoloso, nel lontano Oriente, governato da un re cristiano. Avventura picaresca, romanzo storico in cui emergono in germe i problemi dell’Italia contemporanea, storia di un delitto impossibile, racconto fantastico, teatro di invenzioni linguistiche esilaranti, questo libro celebra la forza del mito e dell’utopia.

  • Berecche e la guerra

    Questa novella racconta la vita di un professore di storia, Federico Berecche, che sin da piccolo aveva una vera e propria passione per la Germania e il suo popolo. I suoi principi vengono annientati quando la Germania, affiancata dall’Austria, attacca l’Europa, dando inizio alla Prima Guerra Mondiale. Prima della guerra, i suoi ideali erano sostenuti da tutti, ma successivamente alla guerra perde il sostegno della famiglia, in quanto il fidanzato della figlia era in guerra, la moglie lo accusa per averle dato una vita priva di emozioni. Inoltre, la sua situazione peggiora con la notizia della scomparsa dei fratelli del fidanzato di sua figlia.

    La sua famiglia attraversa un momento di difficoltà e, nel frattempo, suo figlio Faustino inizia a frequentare la Facoltà di Lettere e si trova a partecipare in un corteo dove i manifestanti gridano “Viva la Francia, viva il Belgio”, in opposizione all’amata Germania di suo padre. Così Berecche rimane nel suo studio, deluso da suo figlio, a riflettere su una domanda che gli tormenta la mente: “Ma cosa resterà di oggi, delle atrocità, del sangue, dei drammi dei popoli? Qualche riga di un libro di storia?“.

    La situazione diventa tragica quando il figlio Fausto non ritorna a casa per molte notti: Berecche cade nella disperazione, ma, pochi giorni dopo, arriva una carta scritta dal figlio informando la famiglia che si trova in Francia per combattere e dimostrare il valore della gioventù italiana.

    Berecche è costretto ad ammettere l’insensatezza della Germania nella guerra e, nella sua esasperazione, prova ad arruolarsi nel reparto di fanteria volontaria, ma, mentre si esercita montando un cavallo, cade e si ferisce gravemente. Ritornato a casa dopo convalescenza in ospedale, troverà il conforto della figlioletta Margheritina, cieca dalla nascita.

  • Canale Mussolini

    Canale Mussolini è l’asse portante su cui si regge la bonifica delle Paludi Pontine. I suoi argini sono scanditi da eucalypti immensi che assorbono l’acqua e prosciugano i campi, alle sue cascatelle i ragazzini fanno il bagno e aironi bianchissimi trovano rifugio. Su questa terra nuova di zecca, bonificata dai progetti ambiziosi del Duce e punteggiata di città appena fondate, vengono fatte insediare migliaia di persone arrivate dal Nord. Tra queste migliaia di coloni ci sono i Peruzzi. A farli scendere dalle pianure padane sono il carisma e il coraggio di zio Pericle. Con lui scendono i vecchi genitori, tutti i fratelli, le nuore. E poi la nonna, dolce ma inflessibile nello stabilire le regole di casa cui i figli obbediscono senza fiatare. Il vanitoso Adelchi, più adatto a comandare che a lavorare, il cocco di mamma. Iseo e Temistocle, Treves e Turati, fratelli legati da un affetto profondo fatto di poche parole e gesti assoluti, promesse dette a voce strozzata sui campi di lavoro o nelle trincee sanguinanti della guerra. E una schiera di sorelle, a volte buone e compassionevoli, a volte perfide e velenose come serpenti. E poi c’è lei, l’Armida, la moglie di Pericle, la più bella, andata in sposa al più valoroso. La più generosa, capace di amare senza riserve e senza paura anche il più tragico degli amori. E Paride, il nipote prediletto, buono e giusto, ma destinato, come l’eroe di cui porta il nome, a essere causa della sfortuna che colpirà i Peruzzi e li travolgerà.

  • Caro Michele

    «Caro Michele»: il piú classico degli incipit epistolari è quello che Natalia Ginzburg sceglie come titolo del suo romanzo. Una madre già avanti negli anni ma ancora giovane e un figlio lontano fisicamente e ancor piú (e soprattutto) distante nelle idee, nelle esigenze, negli affetti e nei dolori. Un figlio per il quale la madre prova rancore, ma dal quale non riesce a staccarsi; e l’ultimo, irrescindibile cordone ombelicale è fatto di sole lettere.
    Sorta di Lessico famigliare dieci anni dopo, Caro Michele è un romanzo dai personaggi dispersi, divisi dall’incomunicabilità e destinati alla solitudine, e la scelta del genere epistolare suona provocatoria e simbolica.

  • Cinque racconti romani

    Cinque racconti romani emblematici nell’attenzione di Moravia per la sua città. Tre provengono dal volume dei “Racconti romani” (1953) e due da quello dei “Nuovi racconti romani” (1959). Documentano tipi umani diversi: una coppia di poveri borgatari, un giovane barista nervoso, un vecchio che si accontenta di lavori occasionali, un esperto falegname ancora innamorato della sua donna, un gruppo di giovanotti ‘vitelloni’.

  • Cinque storie ferraresi

    Questa raccolta di racconti (“Lidia Mantovani”, “La passeggiata prima di cena”, “Una lapide in via Mazzini”, “Gli ultimi anni di Clelia Trotti” e “Una notte del ’43”) valse a Giorgio Bassani il premio Strega 1956. In comune le cinque storie hanno una sorta di dolente consapevolezza e l’ambientazione: Ferrara, cittadina di provincia che qui assurge a simbolo di un’intera nazione, avvolta dal pesante panneggio scuro del fascismo. Bassani ci porta nell’animo di questa “gente, per il resto, quasi sempre per bene”: la ragazza madre Lidia Mantovani; il dottor Elia Corcos in perenne scontro con la moglie; il sopravvissuto al lager Geo Josz; la vecchia socialista Clelia Trotti, lasciata morire in carcere. Storie diverse eppure vicine, accomunate dalla difficoltà con la quale i protagonisti si adattano a una provincia italiana che da un lato consola, dall’altro respinge qualunque cosa non le sia propria. Persone comprese.

  • Colloquio con le ombre

    Colloquio con le ombre è una raccolta di racconti di Carlo Cassola pubblicata da Rizzoli nel 1982.

    L’opera raccoglie sette racconti. I racconti Una vita e Il leone fuggito erano in realtà già stati pubblicati precedentemente, ma sono stati comunque inseriti nella raccolta. Il primo risale addirittura al 1965 ed era stato in origine inserito in un’antologia del Campiello nel 1967; il secondo era stato pubblicato l’anno prima (1981) da Pananti di Firenze in un’edizione speciale fuori commercio di 150 esemplari numerati.

  • Come Dio comanda

    In una landa ai margini di tutto vivono un padre e un figlio, Rino e Cristiano Zena, uniti da un amore viscerale che si nutre di sopraffazione e violenza. Tirano avanti un’esistenza orgogliosa insieme a un paio di balordi. Un giorno decidono che è arrivato il momento di dare una svolta alle loro vite. Il piano è semplice: scassinare un bancomat. I protagonisti di questa fiaba apocalittica si ritrovano così in una notte di tempesta, affollata di fantasmi e rimorsi, in cui i fiumi straripano e il fango sembra seppellire ogni speranza. Ma dalle tenebre emerge una ragazzina bionda che sprigiona una forza oscura e finisce per cambiare per sempre i loro destini. “Come Dio comanda” è una sinfonia in cui la più cupa tragedia e lo humour più scatenato si fondono, dando vita a un grande affresco sociale.

  • Cosma e i briganti

    In un piccolo stato dell’Europa orientale, Cosma, apprendista gioielliere, vive l’età felice delle scoperte, delle esplorazioni, degli esperimenti e delle incertezze. Trasportato in automobile da sensali furfanti verso una banda che insidia la provincia, egli conosce, nell’avventuroso variegare dei baci, il dilemma fra libertà e prigionia.Pubblicato a puntate sul settimanale «Oggi» nel 1940, Cosma e i briganti è un racconto di formazione.

  • Diario Europeo

    “‘Diario europeo’ nasce dall’esperienza che Moravia ebbe nel 1984 al parlamento europeo, ed è un resoconto puntuale e scrupoloso del difficile e intenso rapporto dello scrittore con la politica. Scriverà: “La bomba atomica non è un incidente di percorso della nostra civiltà, ma ne fa parte integrante, e c’era già anche quando non c’era ancora: come in una pianta c’è già il frutto che a suo tempo ne nascerà.” E ancora: “La storia ha molte caratteristiche; mi limiterò a metterne in luce soprattutto due: assolve ed è lenta. La storia è più vicina alla natura di quanto si possa immaginare.” Anche la letteratura ha molta parte nel ‘Diario europeo’ e non solo per le frequenti citazioni di narratori italiani e stranieri, ma perché Moravia non dimentica mai che soltanto il suo essere scrittore lo porta a cogliere della vita il senso necessario. E dice con serenità una verità dolorosa: “Per il vecchio l’avvenire è una breve, visibilissima spiaggia oltre la quale non si vede nulla perché ciò che potrebbe esservi da sempre non vuole mostrarsi, si nasconde.” (dalla prefazione di Enzo Siciliano)