Gialloparma

Una donna, Margot, un giudice, un delitto, una città. Il nuovo romanzo di Alberto Bevilacqua è un giallo che si allarga, che si espande fino a diventare grande ritratto della provincia, dell’Italia, di questi nostri anni.

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  • Anima amante

    “Il mio romanzo segreto”. Così l’autore ha definito queste “pagine che si ispirano a mie segrete verità, e di cui ho amato essere a lungo furtivo compagno e complice, anche perché hanno fatto emergere una mia immagine completa di narratore, ponendo in primo piano la vena ironica, beffarda, e quella festosità dell’allegria, che mai avevo manifestato con tanta decisione nella scrittura.”

    Anima amante fa risuonare una risata grottesca, rabelaisiana negli amari labirinti del mondo d’oggi, rivelandoci, con l’umanità di cui è capace un grande scrittore, che l’allegria e l’intelligenza beffarda, appunto, possono essere usati come mezzi morali contro la caduta di ogni morale, e che la tenerezza va intesa come “sentimento da giganti” in una società che più non la conosce.

    Chi racconta è un artista che, dopo aver dato tutto se stesso per interpretare la realtà, decide di tagliare i ponti con un mondo che reputa indegno. Così si isola avendo la sola compagnia di tre amici, Giorgio, Leo e Raf: spiriti affini, stravaganti, a tratti irresistibilmente divertenti; invenzioni narrative di cui l’autore si delizia, nel loro essere simboli sia della tenerezza delusa, sia dell’arte di deridere i corrotti e i corruttori. L’artista si proietta all’interno di sé per recuperare la purezza originaria delle prime emozioni di adolescente. Ma sono proprio queste emozioni ritrovate a catapultarlo di nuovo in una sconvolgente, dolcissima avventura, per risolvere un enigma che è una ferita bruciante, mai chiusa. Che fine ha fatto Giannina, che fu idolo e incarnazione della sua adolescenza? Il rapporto con lei. cessò traumaticamente, quando Giannina cadde vittima di quei criminali che, pur di sfruttare un corpo femminile, non esitano a far scempio dell’innocenza. Misteriose lettere con richieste di aiuto giungono da questa creatura, che riemerge dopo anni di silenzio. Si scopre con quale crudeltà è stato prostituito e annientato quello che fu lo splendore interiore e carnale di Giannina, e si scopre anche che il suo dramma non si è concluso; la sua stessa sorte, infatti, sta subendo la figlia, figura speculare e attualizzata della madre: altro personaggio esemplare di femminilità nella bufera, costruito dai mercanti del sesso come oggetto di culto per una società che si esalta nell’idolatria del corpo. Salvare la figlia significa, anche, restituire alla vita Giannina. L’artista dichiara lotta aperta, insieme agli amici. E i nostri eroi si scatenano in un fuoco d’artificio di colpi di scena che sono altrettanti colpi fatali per gli avversari: indagano, smascherano e puniscono i colpevoli.

    Il lettore segue, ora toccato, ora divertito, imprese che rimandano a un universo ariostesco e ai suoi cantori, verso i quali l’autore conserva una sorridente devozione, consapevole che è da quella radice che nasce la sua narrativa. E alla fine, l'”anima amante” restituita a due donne è anche un segno di grazia che si porta dentro ciascuno di noi.

    Con questo ilare e struggente affresco, infatti, si dovrà confrontare chiunque crede ancora che non tutte le luci della speranza, della solidarietà e dell’ottimismo, si sono spente nella scena che ci circonda.