La gelata

By (author)Abram Terz

Anche per questo romanzo breve (e per i racconti che seguono) la trafila è stata la solita: scritto per il cassetto in Unione Sovietica, ha raggiunto, non si sa come, Varsavia e poi di lì è uscito a Parigi, per i tipi di Cultura, la rivista che rappresenta la corrente socialista dell’emigrazione polacca. Brani del libro sono subito apparsi su Encounter, Tempo presente e Monat; presentatore asciutto e tempestivo per l’Italia: Gustav Herling. Le Silerchie han pubblicato il suo primo racconto (’59), Entra la corte, e Tempo presente nell’ottobre dello stesso anno un saggio che lasciò canditi molti specialisti di letteratura russa, Che cos’è il realismo socialista.

“Io speso in un’arta fantasmagorica, con ipotesi al posto dello scopo, in cui il grottesco sostituisca la descrizione realistica della quotidiana”. Tra questa dichiarazione di voto e la tecnica della Gelata, vi è, chi lo può negare, una coerenza. ” Il gallo cedrone rotolò giù dalla betulla come se lo avessero tirato per uno spago. Abbassai il grilletto e vidi che se ne stava appollaiato sul ramo, splendido gallo nero, e guardava Diana. Scendemmo da cavallo e galoppammo. In bocca al lupo, agitava la manina Katia, con la vestaglia rosa dal terrazzo. Balzando in sella, corsi giù per gli scalini e infilai gli stivali. E’ l’ora di alzarsi, padrone, fra poco è l’alba, mi urla all’orecchio Nikifor”.

Dovrebbe suonare così: è l’ora di alzarsi padrone, mi urlò all’orecchio Nikifor. Infilai gli stivali, corsi giù per gli scalini, balzai in sella, e via fino al gallo cedrone che cade dall’albero. Ma oltre al dato sicuro che Terz perseguita il realismo, di lui in fondo non si sa nulla. Tanto che Viaceslav Zavaliscin su Nuvole Russkoie Slovo può scrivere che i sentimenti e le vicende di Abram Terz non riescono a evadere dai limiti del decennio fatale 1929-1939. Il letterato russo che si. vela sotto il nom del plume di Terz discende a piombo dal lavoratorio degli scrittori immaginiate dei nicevò, Ivanov, Marienhof, Erdberg, Scerescevic, Grabar; per Terz si è fatto, figurarsi, accenno a Babel, e Paolo Milano su L’Espresso del 14-1-1962 chiama in causa Gogol, Dostojevski e Bely. La critica interroga le grandi ombre e prende tempo, ancora incerta se il quadro neurotico e inaspettato dell’Unione Sovietica proposto da questo anonimo le consenta di stimare lo scrittore, in arte Abram Terz, il più grande tra i narratori russi d’oggi. Per ora, lui, più di Victor Nekrasov, può intendere le parole di Pasolini: “L’epoca staliniana è stata una vera e propria tragedia per tutti noi… Quindi quello di cui noi sentiamo bisogno da parte degli scrittori sovietici, è che essi producano un’opera veramente tragica, dolorosa, persino crudele, se necessario”.

Editore: Rizzoli

Traduttore: Maria Olsoufieva

Autore: Andrei Donatowitsch Sinjawski

Introduzione. Sono passati due anni esatti da quando è apparso Si fa il processo, il romanzo breve di un giovane scrittore sovietico che si nasconde sotto lo pseudonimo di Abram tera. Il romanzo, come si ricorderà, era arrivato manoscritto nel testo russo al direttore della rivista degli emigrati polacchi a Parigi Cultura, e lì apparve per la prima volta nella traduzione polacca in un volumetto che conteneva anche il saggio dell’Anonimo sovietico Che cosa è il realismo socialista (giunto dalla Russia, pure esso di contrabbando, al direttore di Esprit e dalla rivista francese riportato poi su Tempo Presente). Nel giro di pochi mesi il romanzo breve di Terz ebbe ben venti traduzioni in tutto il mondo, suscitando un notevole interesse nel grosso pubblico oltre che nei più attenti osservatori del “disgelo” russo.

Il direttore di Cultura è evidentemente riuscito a stabilire con Terziò un contatto più solido, se ora vediamo pubblicato – di nuovo per la prima volta in traduzione polacca – il secondo volume dello scrittore sovietico: cinque Racconti fantastici. E mentre a proposito si Si fa il processo abbiamo creduto giusto di accennare solo di sfuggita all'”indubbio talento letterario” dell’autore, spostando quasi tutta l’attenzione sul terreno del fenomeno, già in se abbastanza significativo, di uno scrittore sovietico che si decide a pubblicare all’estero, per i nuovi Racconti fantastici il discorso si fa più complesso: in questi due anni l'”indubbio talento letterario” si è fatto le ossa, raggiungendo una chiara maturità artistica e intellettuale; non si ha più a che fare con un principiante pieno di slancio e coraggio, ma con un narratore dal profilo ben delineato, un narratore vero, originale e ricco d’ispirazione, straordinario addirittura se visto sullo sfondo della letteratura sovietica ufficiale. E questa constatazione non perde nulla della sua validità anche quando ci si accorge, di volta in volta, di come la prosa di Terz lasci ancora a desiderare e di quanti difetti siano ancora irti i suoi racconti.

Prima di arrivare a un’analisi più minuta del nuovo volumetto, bisogna fare due premesse. Presentando, nel 1959, al lettore italiano il romanzo breve di Terz, avevamo avanzato il sospetto che la sua stessa mano che aveva scritto il saggio Che cosa è il realismo socialista lo avesse poi completato, come per illustrarlo meglio, con Si fa il processo; ossia, ritenevamo molto probabile che l’Anonimo sovietico e Terz fossero la stessa persona. La nostra supposizione si è dimostrata esatta: l’editore dei Racconti fantastici lo dichiara adesso esplicitamente e autorevolmente. Stando così le cose, è indispensabile tenere più che mai in mente, nel momento in cui ci si accinge a leggere i nuovi racconti di Terz, le battute che chiudono il suo saggio sul realismo socialista: “è possibile che il sogno del vecchio realismo, onesto e buono, sia la sola eresia segreta che tenta la letteratura russa? è possibile che tutte le lezioni avute siano andate perdute e che noi non si desideri, nella migliore delle ipotesi, che il ritorno alla scuola naturalista e all’orientamento critico? Speriamo che non sia cos’ e che la nostra esigenza di verità non paralizzi il lavoro del pensiero e della fantasia. Attualmente, io spero in un’arte fantasmagorica, con ipotesi al posto dello scopo, un’arte in cui il grottesco rimpiazzi la descrizione realistica della vita quotidiana. è l’arte che meglio risponderebbe allo spirito dell’epoca. Possano le immagini di Hoffman, Dostoievski, Goya, Chagall e Maiakovski, con quelle di tanti altri realisti e non realisti, insegnarci a essere veridici con l’aiuto della fantasia più assurda! Perdendo la fede, non abbiamo perso l’entusiasmo di fronte alle metamorfosi di Dio che si son verificate davanti ai nostri occhi, di fronte ai mostruosi sussulti peristaltici delle sue viscere e delle sue circonvoluzioni cerebrali. Non sappiamo dove andare, ma una volta capito che non c’era nulla da fare, cominciamo a pensare che bisogna tirare a indovinare, andare avanti per ipotesi. Inventeremo forse qualcosa di strabiliante? In ogni caso, non sarà più il realismo socialista”.

Autore

Editore

Collana

Anno

Lingua